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Il legno non è un rifiuto! Appello al Ministro Clini

Inserito da: Amici della Terra Irpinia data 15 febbraio 2012 AGGIUNGI COMMENTO

rifiuti-legno ugIl legno non è mai stato un rifiuto e per la gente normale ancora non lo è. Per la legge italiana, invece, sì.
Infatti, il legno proveniente dagli alberi dei parchi, dei giardini e dei cimiteri, anche se uguale a quello proveniente dalle foreste e dai terreni coltivati, è considerato dalla normativa alla stessa stregua di un rifiuto.
Rispondendo ad una richiesta di chiarimenti di un’amministrazione locale, è proprio il Ministero dell’Ambiente a dare questa interpretazione autentica della legge: “I rifiuti vegetali provenienti da aree verdi quali giardini, parchi e aree cimiteriali, invece, non rientrano tra le esclusioni previste….. restano, pertanto, soggetti alle disposizioni della Parte IV del Dlgs 152/2006 e sono classificati come rifiuti urbani ai sensi dell'articolo 184, comma 2, lettera e), del medesimo decreto".
Applicando la norma alla vita quotidiana, ciò significa che i tronchi o i rami caduti in seguito alle recenti nevicate, , essendo per la legge rifiuti, non possono essere trasportati da chiunque e tantomeno usati per riscaldare, se non rischiando la condanna da tre mesi a un anno in base all’art 256 del Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Attività di gestione di rifiuti non autorizzata). Lo stesso vale per un amministratore che voglia usare le potature e gli alberi caduti in un impianto a biomasse, anche costruito apposta, come ad esempio il cogeneratore di Calenzano (FI).
In ogni Comune italiano la potatura degli alberi delle strade e dei parchi urbani costituisce ogni anno un grande quantitativo di biomassa che quest’anno, si può presumere, sarà moltiplicato dall’emergenza neve. Ebbene, secondo la legge, questa tipologia di legname deve essere smaltita in discarica, costringendo la collettività a pagare un costo economico e ambientale e rinunciando, allo stesso tempo, ad una importante risorsa.
Queste disposizioni sono in contraddizione con la normativa sulle energie rinnovabili che, invece, premia con incentivi l’utilizzo delle biomasse a fini energetici. Il conflitto normativo ha già messo in crisi diverse imprese che nei mesi scorsi avevano siglato contratti con le amministrazioni pubbliche per l’acquisto del legname da utilizzare nei propri impianti e che, a seguito della interpretazione legislativa, hanno dovuto rivedere i propri progetti.
La Fiper (Federazione Italiana di Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili) ha più volte interpellato il Ministero dell’Ambiente sulla questione. Ad una prima lettera ufficiale (preleva file) inviata al ministro Prestigiacomo lo scorso nel luglio 2011 sono seguite una serie di interlocuzioni con il Ministero dell’Ambiente con l’obiettivo di far riconoscere questo tipo di materiale, quale sottoprodotto utilizzabile nella filiera legno energia.
L’argomentazione principale sostenuta dal Ministero è che questo provvedimento sarebbe una conseguenza del recepimento della Direttiva Rifiuti. Ma se questo fosse vero, perché in Francia e Austria questo tipo di materiale può essere impiegato a fini energetici?
Il Presidente della Fiper, Righini, aggiunge: “Il potenziale di approvvigionamento delle potature del verde urbano è immenso; secondo l’ultimo studio Fiper, in 801 comuni alpini e appenninici (zone climatiche E-F) ci sarebbero le condizioni per avviare centrali di teleriscaldamento a biomassa. In questi giorni di “freddo siberiano”, l’impiego di questa tecnologia e combustibile, permetterebbe in questi comuni di raggiungere la completa autonomia dal gas e riscaldare i propri cittadini avvalendosi delle risorse locali”.
Come affermava un vecchio adagio – ancnhe tormentone delle Iene – è necessario chiamare le cose con il loro nome, per cui il legno è il legno, e va trattato come tale sia nella legislazione che per il suo recupero a fini energetici.
Gli Amici della Terra chiedono che le leggi non mortifichino l’ambiente e nemmeno il buon senso.
In particolare, si rivolgono al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini affinché:
1. si chiarisca in modo definitivo che il legname e la biomassa in genere, anche raccolte in ambito urbano, non sono un rifiuto, ma possono essere utilizzate nella filiera energetica;
2. con i prossimi decreti attuativi il Governo definisca normative eque e durature nel tempo che favoriscano un efficiente utilizzo delle fonti rinnovabili, e premino le tecnologie più performanti in termini di costo-beneficio.

In particolare sulla questione delle Potature urbane e private da sottoprodotto a rifiuto ad inizio febbraio, la sezione Toscana di Amici della Terra ha organizzato una Conferenza Stampa Nazionale per denunciare la palese irrazionalità della norma. Sono intervenuti nella Conferenza stampa del 7 febbraio a Firenze, Sergio Gatteschi, Presidente degli Amici della Terra della Toscana, Livio Giannotti, Amministratore Delegato di Quadrifoglio S.p.A (la società che raccoglie e smaltisce i rifiuti nell’area fiorentina), Walter Righini, Presidente della FIPER (Federazione Italiana di Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili) .

Ascolta l'audio integrale della Conferenza Stampa su Radio Radicale

Per maggiori informazioni e contatti:
Amici della Terra – Toscana
Via Giano della Bella 22 50124 Firenze
tel.cell. 3384759461
www.amicidellaterratoscana.it

 

Incubo senza fine

Inserito da: admin data 19 gennaio 2011 AGGIUNGI COMMENTO

 

montagne_balle 

Rifiuti campani, incubo senza fine. L'ennesima reprimenda della commissione europea.

A Strasburgo il 18 gennaio 2011, a seguito delle interrogazioni orali presentate da eurodeputati, la Commissione Europea in seduta plenaria si è confrantata sulla crisi dei rifiuti in Campania e ha esplicitato tramite  il Commissario Potocnik la sua posizione su quanto fatto finora dall’Italia per uscire dalla procedura di infrazione e per evitare la condanna a sanzioni pecuniarie a seguito della sentenza della Corte di Giustizia del marzo 2010.  Il Commissario ha segnalato che c’è “molto da fare per ottemperare alla sentenza della Corte” e ha proposto un elenco di priorità incoraggiante:ampliare e migliorare le strutture di gestione dei rifiuti tenendo presente la gerarchizzazione dei rifiuti (e quindi ponendo l’incenerimento come opzione ultima e residuale),dare “priorità alla riduzione dei rifiuti, al riutilizzo e al riciclo”, “garantire la differenziata su tutto il territorio regionale” e “offrire alla Campania le capacità di compostaggio”. Inoltre “le autorità italiane dovranno svolgere un’analisi delle eco balle prima di decidere come e dove  smaltirle”.

Inoltre, in regioni di alto pregio antropico e paesaggistico come la Campania , decidere di smaltire i Rifiuti in un parco naturalistico non rappresenta una violazione di per sé del diritto comunitario; cioè è possibile smaltire rifiuti in aree protette , a patto che si attuino misure di compensazione e mitigazione così come derivanti da una corretta valutazione di impatto ambientale.

Il Commissario ha precisato che se non ci sarà un piano dei rifiuti adeguato la Commissione chiederà sanzioni pecuniarie per l’Italia e che la Commissione non è soddisfatta delle misure che le autorità hanno comunicato dal marzo 2010 ad oggi.

Il Piano di Smaltimento dei Rifiuti Campano, è ancora scadente perché non indica tempi e cronopragramma di attuazione , ed invece deve essere un’opportunità per le autorità competenti italiane per la Campania. Il  Piano è convincente  ed adeguato solo se è  corroborato da infrastrutture adeguate .

Inoltre il Commissario mostra il suo disappunto verso  il Governo italiano e quello regionale e segnala che il piano gli è “appena” (lo precisa due volte!) stato inviato. Significativa la chiusa del discorso di Potocnik quando presentando il  “Rapporto sull’attuazione della strategia tematica per la prevenzione ed il riciclaggio dei rifiuti” pubblicato il 19 gennaio 2010, evidenzia le  sensibili differenze tra i diversi stati membri – ma  detto Rapporto dimostra come “con una strategia adeguata le discariche possono essere gradualmente ridotte o eliminate e lo stesso incenerimento può essere eliminato aumentando il riciclaggio e il compostaggio, garantendo la trasformazione dei rifiuti in risore, creando anche attività economica e occupazione e riducendo l’impatto ambientale dello smaltimento dei rifiuti”.

 

In conclusione, nelle parole precise e incontrovertibili del Commissario Europeo vengono evidenziate le seguenti incapacità delle autorità italiane , regionali innanzitutto:

– incapacità nel determinare le infrastrutture,  i siti ed i luoghi  per gli impianti della più complessiva strategia di smaltimento dei rifiuti;

– incapacità di spendere  con sagacia i fondi comunitari, al fine di prevedere un ciclo integrato dei rifiuti che ne rispetti la gerarchizzazione del trattamento attraverso riduzione, riciclo e riutilizzo;

– incapacità di rifondare le strutture ed il relativo personale preposti alla intera gestione del ciclo dei rifiuti;

– incapacità di applicare strategie comunicative prioritarie alla applicazione su larga scala in area metropolitana della raccolta differenziata;

– incapacità di governare il cosiddetto effetto nymby (non nel mio giardino) delle popolazioni locali;

– incapacità di dimostrare opportunamente con corrette  valutazioni ambientali la possibilità di allocare anche in aree protette ad alto interesse naturalistico impianti per lo smaltimento dei rifiuti attraverso la previsione di corrette misure di compensazione e mitigazione. (L.B.)

 

In allegato il link per ascoltare l’intervento di Potocnik. ( Inizia al minuto 3,30)

 

http://www.youtube.com/watch?v=QC_mWAMAvKQ&feature=player_embedded

damedia new media agency

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