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C’era una volta il treno

Inserito da: admin data: 13 dicembre 2010

treno_marroneIl 13 dicembre giorno di Santa Lucia,  protettrice dei ciechi e metafora amara per gli amministratori regionali campani ed irpini, che non hanno fatto nulla, per evitare la chiusura della tratta  voluta da Francesco De Sanctis; è morto il binario più antico dell'Irpinia e tra i più rilevanti da un punto di vista paesaggistico, territoriale,turistico ed anche di servizio per le aree industriali della Campania. Riporto un'articolo di Michele Fumagallo , apparso sulle pagine nazionali de il manifesto dell' 11 dicembre, giorno dell'ultima corso del treno. Michele  Fumagallo era anche presente con noi sul quell'ultima corsa, e lo ringraziamo anche per questo. (L.B.)

 

di Michele Fumagallo per IL MANIFESTO dell’ 11 Dicembre 2010

Trenitalia e la Regione Campania «sospendono» le corse della ferrovia che attraversa l’Irpinia. Era stata inaugurata nel 1895. Un altro passo verso il baratro per il sud Italia

 Chissà cosa credono di aver fatto i funzionari della regione Campania e diTrenitalia che hanno deciso la chiusura della tratta ferroviariaAvellino-Rocchetta Sant’Antonio (Foggia). Perché se credono di aver fattoqualcosa di buono per la collettività, allora bisognerebbe fargli sentireaddosso la loro ignoranza e la loro miseria culturale e politica.Bisognerebbe fargli studiare un po’ Francesco De Sanctis, uno degliartefici di questa ferrovia, e magari Giustino Fortunato, uno deimeridionalisti impegnati in anni lontani nella battaglia per le “stradeferrate ofantine”. Bisognerebbe fargli sentire la vergogna quando siriempiono la bocca di cultura e dall’alto dei loro stipendi e delle loroignoranze ne sono invece la decisa e radicale antitesi. Dunque l’anticaferrovia che da Avellino attraversa tutta la dorsale che divide questopezzo di Campania dalla Basilicata e dalla Puglia (fu inaugurata, neltratto completo di 119 chilometri, il 27 ottobre del 1895), quella che hasegnato la storia degli uomini di queste zone dell’osso, le loro epicheemigrazioni, la guerra, la rinascita, sarà chiusa a partire dal 13dicembre prossimo. E sarà chiusa nel modo peggiore, persino prendendo ingiro il territorio: infatti la linea è sospesa e continua a restare apertaall’esercizio. Che significa che sarà comunque soggetta a cura da partedel personale delle ferrovie. E allora perché interrompere del tutto ilservizio ferroviario? Per dimostrare cosa? Che non vale la pena tenerlaaperta?

Ma tutti, cioè tutte le persone interessate al rilancio, sanno che questastrada ferrata ha un valore dentro un nuovo modello di sviluppo per ilterritorio. Che da sola non funzionerebbe. Ma che accompagnata da unapiattaforma di nuovo progresso essa diventa addirittura una metafora dirinascita e di futuro. E poi: perché umiliare le centinaia di persone chehanno rivitalizzato questo pezzo di strada ferrata con corse turisticheche hanno contribuito alla valorizzazione del territorio e delle suepotenzialità? Inutile ricordare la motivazione che porta l’assessore aitrasporti della regione Campania Sergio Vetrella: il governo centrale cichiede di tagliare e noi dobbiamo tagliare. È la stupidità economica diquesto periodo in Italia. Intanto tagliare le corse non significatagliarle tutte. Poi, con quale motivazione per il futuro? Naturalmentenon c’è nessuna motivazione per il futuro, soltanto calcoli contingenti eassolutamente distruttivi.Il pezzo di ferrovia che va da Avellino a Rocchetta Sant’Antonio, alleporte del tavoliere pugliese, è anche un asse di penetrazione tra la parteorientale della Campania e la Puglia e la Basilicata. Cioè un elementofondamentale del nuovo sviluppo dei territori. E invece così sicontribuisce a creare un muro che divide sempre più la Campania dallaPuglia e dalla Basilicata. E pensare che siamo in epoca di apertura, diglobalizzazione! Ma chissà se a qualcuno è venuto in mente di ricordare aifunzionari e amministratori che, se è un problema di risparmio, basterebbediminuire un po’ la “casta” amministrativa e politica, quella che davveroingolfa la macchina e impedisce di camminare, per salvare, ma soprattuttorilanciare in termini turistici, culturali, di trasporto merci e di viagginormali questa linea ferrata. Tra l’altro chissà se i nostriamministratori sanno che, allo stato, è pressoché impossibile, senzaquesta ferrovia, usare mezzi pubblici per andare, soprattutto dalla partedel territorio bagnato dai fiumi Calore e Ofanto, in Puglia e inBasilicata. E ancora chissà se sanno che tanti (persino le istituzioni)hanno avuto progetti interessanti su questa linea. Dalla valorizzazione insenso ambientalista del territorio, legato al turismo, ai prodotti tipicie a una nuova agricoltura; a quello di un uso del trasporto merci perbinari che passano dentro le aree industriali costruite dopo il terremotodel 1980; a quello di un museo itinerante legato al nome del grandecritico letterario Francesco De Sanctis (nel paese d’origine, Morra, vi èla sua casa natale) che si batté molto per questa strada ferrata. Ma cosavolete che se ne importino di De Sanctis, del futuro di queste zone (sonoin gran parte quelle del cratere del terremoto del 1980, cioè i paesi piùdanneggiati e distrutti), dell’autonomia dei territori, amministratori(sarebbe troppo chiamarli politici, la politica vera è in grado dicavalcare i sogni delle persone) che se ne fregano se associazioni, comein questo caso “In loco motivi”, nata apposta per rilanciare la tratta,hanno già portato più di tremila persone in viaggi turistici, oltre adaver già in programma con le scuole viaggi di studio per centinaia dialunni e studenti.Ci sono territori attraversati da questa ferrovia (per esempio l’AltaIrpinia) che vivono, insieme ad altri e più di altri, il drammadell’emigrazione ripresa in grande stile, dell’agonia civile deiterritori, dell’esproprio dei servizi essenziali (vedi ospedali), dellavita giovanile mai così terribile e senza prospettive. Ma “loro” sonoabituati ad altro. Ad una politica di maneggioni, di robot agli ordinidella economia (capitalistica) ufficiale, di uomini figli della decadenzaculturale e politica che viviamo. Ma non è detto che le cose debbanoandare sempre così come loro hanno deciso. E se avessero fatto male iconti? Antonio Panzone, che si è occupato in qualità di docente di questaferrovia producendo anche un libro con gli studenti, la mette così:«L’Irpinia mi fa pensare alla tela di Penelope. Ma, fenomeno strano, lanatura reagisce e fa la sua parte: il viaggiatore che oggi attraversa intreno i nostri posti rimane incantato dal suo aspetto spontaneo, naturale,suggestivo per i paesini, per le frequenti, alterne immagini del Calore edell’Ofanto, per la varietà di flora e fauna, per cui la natura riempie disignificato l’intera tratta». Pietro Mitrione, ex ferroviere e animatoredel gruppo superattivo di “In loco motivi”, cioè gli amici della lineaferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, scende nel problema di oggi:«Sabato 11 dicembre faremo l’ultimo viaggio del nostro gruppo. Partiremodalla stazione di Avellino alle 6,30 del mattino e attraverseremo tutta latratta fino a Rocchetta Sant’Antonio, la porta della pianura pugliese. Chivuole si aggreghi a noi. Gli amici, i sindaci e tutte le persone sensibilidei vari paesi che attraverseremo si facciano vedere. Se saremo in tantimagari sarà anche una bella forma di protesta per questo treno preso ingenere da poche persone perché del tutto abbandonato al suo destino.Eppure in questi mesi di impegno con i viaggi turistici, gli incontri, leassemblee, il nostro sito, i dibattiti che abbiamo su facebook, e tantealtre cose, abbiamo dimostrato che c’è una voglia di treno, unasensibilità nuova. E anche una voglia di parlarne. Sempre di più questotreno, che all’apparenza sembrava destinato al declino totale, harisvegliato idee nuove in tanti. Quest’anno abbiamo già tantissimeprenotazioni dalle scuole oltre che da tante persone. Perciò abbiamovissuto come una sorta di coltellata alle spalle la decisione dellaregione Campania di tagliare sulle tratte soprattutto delle sue zoneinterne. Di conseguenza Trenitalia, che pure aveva preso la decisione didimezzare quelle poche corse che c’erano, ha poi deciso di sospendere ilservizio su tutta la tratta. Che dire? Siamo sconcertati, oltre cheamareggiati. Ma è un’illusione pensare che staremo con le mani in mano.Perché dobbiamo buttare alle ortiche una storia gloriosa, un passato dovec’è scritto innanzitutto il futuro per noi? Un futuro legato aglisplendidi paesaggi che attraversa la linea, al risveglio della memoria?»E, va aggiunto al suo discorso, a un rapporto ovest-est quanto maiindispensabile di questi tempi. Tempi in cui un regionalismo stupido efuori storia ha rinchiuso i territori in luoghi angusti a dispetto dellaglobalizzazione montante e della costruzione europea. È così devastante,questo modo di fare, che è quasi impossibile avere una informazioneitaliana corretta sulle ferrovie turistiche, quella che si poteva avere,anni fa, quando bastava telefonare alla sede centrale di Roma e, semprecon fatica e nervosismo naturalmente (siamo in Italia), avere uninformazione su tutto il territorio nazionale. Provate a chiedere allasede nazionale di Trenitalia, la storia, la mappa e il futuro delle tratteturistiche esistenti in Italia, e vi sentirete spesso dire che bisognainformarsi dalle regioni. Cosicché, si dovrebbero fare venti telefonateper cercare di avere qualche informazione. Vogliamo citare un altro casodi un bislacco modo di fare, che riguarda proprio questa ferrovia? Chiscrive si è trovato nella carrozza a discutere, con molto umorismoovviamente, con il controllore per sapere se il biglietto fosse giusto osbagliato. Perché? Ma perché, non facendo più le agenzie di viaggio unbiglietto per il solo passaggio su questa tratta per l’esistenza deibiglietti unici regionali, e attraversando la linea tre regioni (Campania,Basilicata, Puglia), col biglietto campano in teoria non potrestiattraversare la Basilicata e neanche la finale Puglia. Che si fa? Già, chesi fa? Ovviamente si abbozza e si viaggia alla fine lo stesso.Quindici anni fa, nel centenario della ferrovia, ci fu una manifestazionedi popolo indimenticabile. Con una partecipazione così massiccia che eradifficile scendere dal treno a ogni stazione traboccante di folla. Chiscrive seguì allora per il nostro giornale quella festa, che fu anche ungrande insegnamento per i piccoli particolari di cui si discuteva nellecarrozze. Una signora ormai anziana, figlia di un ferroviere, raccontò cheil padre la portava da bambina sul treno perché, ammalata nelle vierespiratorie, le faceva inalare, nelle gallerie e affacciata alfinestrino, il vapore. A mo’ di moderne inalazioni. E tanti altri episodiin quella giornata indimenticabile che poi però nessuno ha saputo e volutovalorizzare. E’ evidente che una ferrovia del genere, che risente anchedel tracciato progettato all’inizio della seconda metà dell’Ottocento, habisogno di una progettualità turistica indispensabile e all’altezza delterritorio che si vuole valorizzare oltre che dei nomi che si sono spesinella sua realizzazione, a partire dal critico letterario (e politico)Francesco De Sanctis. Un grande museo itinerante nelle stazioncinericostruite, legato alla vita e alla storia del critico, con una sededegna nella casa a Morra De Santis e in un centro studi ad hoc, potrebbeessere una carta di straordinaria efficacia. Tra l’altro è sommamentestupido cercare di recuperare la casa del critico, mettere in piedi unafondazione o un centro studi e poi lasciare alla malora uno dei lascitimigliori del suo impegno politico su questo territorio. Il tutto,ripetiamo, giocato sul rapporto Ovest-Est, cioè una sinergia tra territoriche adesso vengono divisi in modo improprio, oltreché ridicolo in epoca diglobalizzazione. Sono del resto cose di cui persino le istituzioni hannogià discusso in passato firmando anche protocolli di intesa, tra Provinceconfinanti o vicine. La ferrovia può diventare quindi, a questecondizioni, metafora di ripresa. Ma vallo a raccontare ad amministratoriche non sanno cos’è una metafora politica, che vivono con le parole e igesti rivolti all’indietro, marionette di un passato che fa tutto ilpossibile per restare a galla. Non che non esistano problemi nellacosiddetta società civile. Del resto se possono far passare porcate diquesto tipo è anche perché la società civile è prigioniera e succube delladecadenza del mondo politico. Riprendere il discorso su di un nuovo futurofondato sull’autonomia dei territori dentro uno scambio ricco con glialtri e sull’ambientalismo più politico e di classe, è urgente. E ildiscorso su questa emarginata tratta ferroviaria allude proprio questo infondo. Sapranno gli amici di “In loco motivi”, gli abitanti dei territoripresi in esame, la classe operaia che lavora a contatto con i binari diquesta linea, “rimettere ordine” in un mondo così alla deriva?

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